La Morte

Cosa pensano alcuni ricercatori del paranormale sull’evento della morte.

Dato che mi onoro della condizione di ricercatore relativista nel paranormale, dato inoltre che prima di confermare la natura paranormale di un fenomeno, metto in atto tutti i controlli possibili, credo sia giusto esprimere cosa  sia la morte  per me  premettendo che:

1- la morte c’è.

2- la morte non c’è .

Sembra un paradosso ma non è così. Scientificamente la morte riguarda solamente l’interruzione di tutte le funzioni fisiche di un essere umano o meglio di un corpo umano.

Ma vediamo intanto cosa scrive della morte un grande filosofo del novecento Martin Heidegger.

“Nel primo capitolo della seconda sezione di Essere e tempo. Proprio qui Heidegger inscrive immediatamente la morte nella dimensione dell’esistenza, dell’esserci: la morte è ‘un’esperienza della vita’ e, d’altro canto, l’esserci dell’essere dell’uomo è un essere-per-la-morte. Nella sua Analitica esistenziale Heidegger individua due modalità dell’esistenza, la modalità autentica e quella inautentica. La modalità autentica è quella che riconosce la morte come la possibilità radicale della propria esistenza: nella sua condizione di essere nel mondo, l’uomo progetta se stesso, e, proprio progettandosi, si pone di fronte al nulla. In questa dimensione la morte rappresenta per l’esserci la sua possibilità più radicale, la possibilità di non esserci più: in quanto esistente l’esserci è gettato in questa possibilità e in questo senso l’uomo progetta la sua morte come possibilità più propria e autentica del suo esserci. In questo progetto l’uomo scopre la dimensione emotiva dell’angoscia come rapporto di fronte al poter essere più proprio dell’esserci, cioè alla morte. Questa angoscia non va confusa con la paura della morte, che invece appartiene alla modalità inautentica della vita: nella dimensione inautentica, caratterizzata dal ‘si’ impersonale, il ‘si muore’ allude a un avvenimento che capita continuamente e a cui nessuno può sfuggire e che, in quanto colto anonimamente, esclude il riconoscimento di se stessi come assoluta progettualità: non genera angoscia, genera soltanto paura del decesso, inteso come interruzione inopinata dell’ininterrotto fluire della quotidianità. Il ‘si’ impersonale e anonimo dell’inautentico copre la progettualità della morte come possibilità più reale e più propria dell’essere dell’esserci.”

Sono parole che non mi disturbano ma sono troppo legate alla mente e al pensiero e non accenna né ad anima né a spirito.

Vediamo invece cosa dice la fisica quantistica sulla morte:

“Il Professor Robert Lanza sostiene di avere le prove per confermare l’esistenza della vita dopo la morte e che questa conferma si trovi nella fisica quantistica. La teoria del biocentrismo, sostenuta da Lanza, afferma che la morte come noi la conosciamo, è un’illusione creata dalla nostra stessa coscienza. Egli ritiene che è la nostra coscienza a creare l’universo, e non il contrario, e una volta che accettiamo che spazio e tempo siano solo “strumenti della nostra mente”, la morte non può esistere in alcun senso reale”.

E’ ovvio che io protendo per la tesi espressa da Lanza. C’è da aggiungere però che con la quasi certezza di universi paralleli, dati dalla presenza dell’undicesima dimensione, in un certo modo Lanza ri-conferma indirettamente  che il momento atemporale, dove ogni accadimento avviene in modo non ordinato, esiste… Ricordate quello che ho scritto ieri? In questo universo io sto vivendo, in un altro le mie funzioni vitali sono cessate, in un altro ancora potrei essere in fase di concepimento, in un altro ancora posso avere forma eterea, in un altro ancora essere un cavernicolo.

Tempi  e spazi diversi, ma la mia anima fatta di energia/amore e tempo e che si trascina mente e spirito restano inalterati, ma  quasi del tutto inconsapevoli a livello percettivo dei miei vari “io”, ha una ragione. Proprio ieri parlando con un’amica mi riportava il fatto che nella scrittura automatica si era presentato il padre, dicendole però che non era più suo padre. Al momento ho storto il naso, ma riflettendoci sono arrivato alla conclusione che tale affermazione aveva un suo senso. Il padre della mia amica era tale nell’universo condiviso con la figlia, ma nel suo attuale non lo era più e non perché era morto, ma perché stava vivendo in un altro universo che io identifico per semplicità in altro piano di esistenza. Quindi manteneva il ricordo della figura di padre ma allo stesso tempo ammetteva di non esserlo più proprio perché non viveva nello stesso livello esistenziale della figlia.

Un’altra esperienza che mi venne riportata da una medium che vide la madre molto giovane.  Molto giusto.  Perché in linea con il concetto di non morte espresso da Lanza  e che condivido anche se usiamo parole diverse.

Come vedete dunque la morte c’è da un lato, ma non ha senso, non costituisce se non un evento che accade con una casualità, con una indeterminatezza tipica della fisica quantistica. Non si può neppure parlare di trasformazione. Noi abbiamo molte vite, e altrettante morti e di nuovo vite e di nuovo morti.

Quindi di fatto, la morte veramente non esiste. E’ una sorte di piccola interruzione di un circuito quello umano, ma soltanto quello. L’anima  con mente e spirito continuano a vivere ed essendo l’anima  fatta anche di tempo, vive in altre “situazioni” ricreando attorno a sé quello che oggi percepiamo come passato presente e futuro e spazio a lei connessi. (Lanza parla di coscienza, io di anima)

La ricerca sul paranormale di fatto studia gli effetti di quelle finestre che tra universi si aprono in modo casuale o intenzionale, tenendo presente che lo spirito/mente possono mantenere ricordi e tracce dai quali però riesce spesso a prendere le distanze emotive.

mr

 

 

 

 

 

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