Paranormale e fisica quantistica

Approfondiamo alcuni aspetti del paranormale legati a doppio filo con la fisica quantistica.

Affrontiamo il problema dello spazio. La quantistica ha dimostrato che se prendiamo due quanti  di luce o fotoni  “ pensanti e telepatici”  li facciamo interagire tra loro, li separiamo e uno lo prendiamo a calci, bene si prenderà i calci anche il quanto di luce separato. Questo significa che apparentemente sono stati separati, in realtà non lo sono, perché lo spazio non esiste.

All’inizio la meccanica quantistica si occupava dell’infinitamente piccolo, poi le implicazioni hanno esteso la meccanica quantistica anche sull’infintamente grande così oggi parliamo non più di meccanica ma di fisica quantistica.

Se dunque con l’esperimento dei due quanti di luce, lo estendiamo all’essere umano, questa reale mancanza di spazio, vale anche per lui. A noi sembra che  due persone si allontanino? in realtà non è vero, è solo una costruzione mentale. Il cervello ha un ruolo importante, ma più il pensiero ancor più quella parte che chiamiamo immaginazione, è fondamentale,  poiché  il pensiero crea attraverso l’immaginazione. In quantistica esiste il visibile e l’invisibile e già questo significa che ciò che sfugge alla nostra anzi soggettiva realtà, non significa che non ci  sia mai stato o sia scomparso, è solo invisibile ai nostri occhi. Questo dovrebbe sollevare un po’  chi soffre per la perdita di un amato, poiché è solo scomparso dalla nostra realtà, è divenuto invisibile ai nostri occhi, ma esiste, vive. La morte fisica è una mutazione di stato profonda, ma soltanto quella e noi non abbiamo esclusivamente  un corpo fisico che ci compone.

La realtà è una nostra illusione, tutto ciò che vediamo, sentiamo, gustiamo, annusiamo e tocchiamo, non è la realtà ma è frutto della nostra elaborazione celebrale. Ognuno però può condividere la propria realtà con quella degli altri, attraverso il concetto di “campo” che in sintesi sarebbe come condividere la visione di uno stesso film dove siamo protagonisti.

In quantistica la coscienza sarebbe l’anima e fin qui possiamo anche convenire, spesso facciamo casino tra spirito, mente e anima. Il pensiero è di origine celebrale, anche la coscienza lo sarebbe, ma non solo, infatti dopo la morte fisica la coscienza/ anima certamente non cessa di esistere ma si ricongiunge all’universo. Mentre il pensiero, cessa di essere tale con la morte fisica.

Ma torniamo al tema dell’articolo. Se è vero, e lo è, che siamo creatori, significa che siamo in grado di alterare la realtà, o allargarla, o vedere, ascoltare, toccare ciò che normalmente non vediamo ascoltiamo e tocchiamo. Per alcuni sentitivi e sentitivi con dominanza medianica, possono invece vedere il non visibile, ascoltare il non ascoltabile, toccare l’intoccabile. Ma con cosa? Non certo con il cervello e il pensiero da lui generato, ma con la coscienza/anima e il cervello ( una parte) in questo caso, fa da tramite tra il sentire e il percepire.

Non siamo certo scienziati né filosofi, ma non dobbiamo, per poca conoscenza, escludere ogni cosa che sfugge alla nostra realtà costruita dal  nostro cervello.

Essere svicolati dall’involucro umano, non altera le possibilità di agire sulla materia, non inibisce il vedere sentire toccare gustare e annusare, se mai lo rende ancor  più praticabile dalla coscienza/anima che continua la sua esistenza.

La vera differenza tra il trascendente e la quantistica sta che nella seconda, la parola “amore”, non viene quasi mai citata, mentre nella trascendenza è una parola indispensabile. Ma un  contatto, che sia nella quantistica che nel trascendente è presente,  è invece la parola “energia” di natura elettromagnetica e che possiamo anche chiamarla amore. Non è svilente dire che  tale energia è anche amore. Tutte le vibrazioni vengono generate dai  livelli ondulatori dell’energia elettromagnetica. Ecco che sulla base di questo la ricerca paranormale sugli effetti  dell’elettromagnetismo ha un suo preciso senso. Sarebbe da capire se  tra universi differenti che sarebbero poi i famosi piani di esistenza, possono esistere delle connessioni che poi si traducono con i fenomeni paranormali. In quantistica il fotone di luce esiste in tutti gli universi quindi in tutti i piani di esistenza. E pure noi abbiamo, anche se non visibili, al nostro interno fotoni di luce. Da che si può immaginare che non solo possiamo avere contatto con altri piani di esistenza mosso da coloro che ci vivono, ma anche noi potremo “ invadere” altri piani di esistenza. Essere noi a provocare fenomeni “paranormali” in altri universi ed essere magari considerati entità senzienti.

La visione a distanza (è un paradosso perché la distanza non c’è) o chi vede i defunti o santi o diavoli  e li sente altro non è chi per caso o meno si trova a separare spontaneamente  la percezione dal sentire strumento dell’anima. Per chi come il sottoscritto, non vede né ascolta defunti, santi o diavoli, angeli ecc eccetera, resta la consolazione di provare che qualcosa che esce dalla nostra realtà percettiva e soggettiva esiste davvero. Studiare questo qualcosa, definirlo, misurarlo se possibile, catalogarlo, cercare di catturarlo e forse riprodurlo attraverso precisi processi di indagine, soprattutto mettere in atto tutte le tutele che diradino la possibilità di prendere un granchio o scambiare un arancio con una mela, è un lavoro che non avrà mai fine. Non credo in nessun modo che arriverò a scoperte sensazionali, ma sostenere che  la nostra realtà soggettiva è assai limitata e che esistono altre realtà (entità, spiriti, tipi di energie, anime) che agiscono e vivono oltre i nostri limiti, delle quali studiamo la natura dei loro effetti poiché possono effettivamente interagire con noi; ebbene  questo sì che lo posso già dire. E la ricerca deve andare avanti sempre più.

massimo rossi

 

 

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