Abbiate fiducia in ciò che realmente siete e avete!

Come  molti di  voi già sanno, ho avuto  un incidente domestico che mi ha portato ad una frattura della testa del femore e l’inizio dello stesso osso.

Per farvi capire: il rapporto che avevo con medici, ospedali, malattie in genere e con  la morte stessa era veramente problematico. Fino a qualche mese fa persino andare dal dentista era per me un valico quasi insormontabile, soprattutto l’anestesia e per mia fortuna non ero mai andato sotto i ferri. Questo mi portò a vivere le malattie terminali di mio padre e di mia madre con orribile distacco del quale porterò il peso per sempre anche se so bene, oggi,  di essere stato perdonato. Una sola carezza sulla fronte di mio padre o di mia madre, che adesso darei loro con amore e riconoscenza di figlio non potrò più darla e il mio cuore in questo senso ha una ferita profonda che mi sono autoinflitta.

Ma torniamo al fatto. All’inizio pensai ad una gran contusione, ma il dolore provato al momento della caduta, mi aveva fatto capire che c’era qualcosa di più. Ciò nonostante dal momento che mi era accaduto di sabato volli verificare se il dolore per caso diminuiva nella notte e il giorno seguente. Cosa che in apparenza avvenne. Il lunedì di buon ora chiamai il medico di base, il quale mi ordinò di andare a farmi subito i raggi. E lì dopo un’attesa di quattro ore, dopo aver sentito l’ortopedico che ordinava i raggi per puro scrupolo dal momento che stavo in piedi, si scoprì che c’era una frattura e la cura era unicamente un’operazione chirurgica. Al primo momento venni preso dal panico (oltretutto ero solo in quel momento  e non potevo avvertire nessuno), ma durò poco e al suo posto subentrarono serenità e tranquillità. I dottori mi dissero che era molto strano che non provassi un dolore acuto e così anche le infermiere. Sino all’operazione dovetti stare disteso a letto. La gamba a tratti mi sembrava di pietra altre volte procurava dolore. Dormire era quasi impossibile. Comunque da sabato sino a martedì restai in questo stato aspettando l’operazione. L’attesa non fu di per sé estenuante, ma il tempo passava con una lentezza che mai avevo avvertito prima. Tutto questo però non minava la mia serenità e tranquillità e la seconda notte (ero solo in camera) iniziai a interrogarmi  sul perché del mio stato. Più che farmi ascoltare da me stesso, cercai di liberare la mente, pronto ad “interpretare” qualunque immagine o suono potesse in qualche modo darmi una spiegazione.
E  questo avvenne. Non furono immagini o suoni, ma sensazioni amplificate di calore – affetto – amore, rassicurazione, alternate anche a rabbia che continuava però a essere tacitata dalla serenità. Mi sentivo più “me stesso”, in grado di dare il giusto peso a tutto quello che stavo vivendo. Ma questa serenità non era soltanto mia, era qualcosa di più, e sentivo che mi appartenesse anche se mi era pressoché sconosciuta, o meglio addormentata per una lunga serie di  motivi.  Poi quella stessa notte la serenità scoprì il suo volto e mi apparve chiaro che non era serenità ma si trattava del mio sentire in grado di mettermi  nelle condizioni di farmi affrontare ciò che stavo vivendo. Tutto questo oltre ad essere stato meraviglioso, potrebbe essere un microscopico esempio di come il sentire può originare o agire all’interno del proprio corpo fisico, ed essere la strada che conferma quanto l’essere umano è in grado di fare e operare anche per se stesso. Perché è quasi certamente vero che lo spirito e l’anima (che però dobbiamo consapevolmente sapere essere parte di noi stessi), hanno possibilità  infinite di interagire con il corpo fisico e con l’ambiente, e consentire azioni che oggi definiamo sovrannaturali o inspiegabili. Qualcuno potrà giustamente eccepire che tutto potrebbe avere come origine non il sentire ma il cervello,  la forza mentale, ma questo si scontra nel momento in cui il nostro corpo fisico cessa di funzionare. Se come quasi tutti noi conveniamo sull’esistenza della multidimensionalità, il sottile quanto forte filo che lega il tutto deve essere certamente qualcosa che esiste al di là della nostra fisicità, intesa come composta di carne e sangue.

La mia ultima esperienza, che non ha nulla di così incredibile, rafforza in ogni caso, la mia convinzione che dobbiamo approfondire lo studio del sentire quale strumento dell’anima e di quello che può consentirci di fare. Ma partendo dalle piccole cose, dal rivedere con un occhio diverso determinati fatti che ci sono accaduti ai quali non riusciamo a dare una corretta spiegazione. Ora perché vi scrivo tutto questo? Perché se non conveniamo sulla sua esistenza( il sentire) e la sua origine, ( anima/psyché) qualunque cosa che proveremo, sperimenteremo, cercheremo di capire, avrà un ‘origine diversa, non sbagliata, ripeto diversa e questo comunque ci slegherà . Non ho la verità in tasca, già ve lo dico amiche e amici miei, ma sento che si deve tentare qualcosa affinché si inizi a parlare la stessa lingua. Se poi fallisco in questo. Significa che era giusto  fallire.

Se volete affiancarmi nella ricerca della normalità, perché di questo si tratta, sarete i benvenuti  e soprattutto perché  il sentire è vostro.

 

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