Un lutto in questa realtà

Alcuni  giorni fa, mio fratello Daniele ha interrotto questa vita. Dopo mesi di sofferenza, tutti si auguravano che il suo dolore finisse presto. Devo dire in tutta onestà che l’ho presa bene (abbastanza), forte del fatto che come sapete,  mi occupo delle realtà alternative, parallele, multi dimensionali e universi diversi.

Quindi mio fratello ha smesso di vivere in questa realtà, ma vive, come ognuno di noi  anche in altre, dove spazio e tempo perdono  significato e qui non riusciamo ancora ad averne piena  coscienza. E devo esprimere infinita riconoscenza a chi lo ha assistito con amore da quando si era ammalato sino ed oltre il suo decesso. E  un grande grazie al figlio L che ha fatto benissimo  il suo dovere in  quanto tale.

Lo so bene che può sembrare una consolazione poco efficace, essere convinti dell’esistenza di altre realtà, per qualche ora io stesso ho messo in dubbio tutto, ma mi sono riascoltato vecchie registrazioni e ne ho fatte di nuove e un po’ mi sono sollevato di morale. Ho pure tentato di avere un immediato contatto, ma non è stato convincente. Forse non ero lucido, fermo nelle mie certezze che hanno vacillato un pochino. Devono esistere dei passaggi dove chi lascia una realtà deve necessariamente apprendere che sta vivendone altre. Sempre tenendo  conto che ci deve essere un meccanismo che deve abituare   la mente a “sentire” le altre sue vite.

La domanda è per quale ragione in questa realtà non siamo totalmente consapevoli di viverne altre?

Perché il nostro cervello è costruito per percepirne solo quattro, anzi tre più spazio e tempo. Mentre in realtà il nostro cervello sarebbe pronto per perceprine più del doppio, almeno 11. Non abbiamo la percezione di infinite vite, il nostro cervello non sarebbe in grado di sostenerle. Allora usiamo tecnologia, oppure  la nostra sentitività “medianica”, anche se il termine è molto discutibile.

Mio fratello non credeva a tutto questo, era, anzi è, un creativo  nel suo vivere:  dipingeva. Non credeva alle multi realtà ma di fatto trasferirne una, la sua,  su un quadro, filtrarla attraverso un atto creativo in effetti dimostrava di sentirne altre  solo che lui non lo accettava. Riteneva di interpretare la realtà che stava vivendo, considerandola unica. Ma un creativo e lo dice la stessa parola, crea e questo significa la possibilità reale di  generare altre realtà e non interpretarne una sola.

un dipinto di mio fratello Daniele Rossi

un dipinto di mio fratello Daniele Rossi

Quando verrà il mio turno, il terrore dello stacco mi invaderà la mente, sentirò crollare ogni mia certezza e penserò di andare in un altro mondo incorporeo dove tutto ciò che facevo in questa realtà non lo potrò più fare e non mi consolerà convincermi  che rivedrò i miei cari che saranno alla fine del tunnel ad attendermi. Forse li incontrerò in una delle mie vite alternative o parallele, è quasi certo però il “quasi” lascia spazio al dubbio.

Qui entra in gioco la fede, in mancanza di un cervello a percepire tutte le dimensioni e le realtà. Ogni uomo, ancor prima della nascita delle religioni, era convinto che la vita non cessava con la morte. La morte come la intendiamo non esiste. Ogni religione in forme diverse, professa più vite anche nella stessa realtà, vedi reincarnazione. Io sono convinto che noi tutti viviamo infinite vite nello stesso momento, ovvero dove passato presente e futuro non hanno distinzione. Quindi viviamo che so in una delle innumerevoli preistorie o migliaia  di anni avanti e anche in un parallelo presente che non significa speculare ma alternativo. Voi ben capite che oggi in questa realtà avere coscienza di ciò,   ci porterebbe alla follia.

Da parecchio si sa, ho abbandonato l’idea dell’esistenza  di spiriti defunti fantasmi che interagiscono nella nostra attuale realtà, ogni fenomeno inconsueto o definito paranormale ha una spiegazione diversa che nasce da fratture spazio temporali  in presenza di grande gravità e immenso elettromagnetismo. Apparentemente qui  quasi nessuno è in grado di provocare in modo volontario queste fratture, da altre realtà alcuni  sì. Quindi per ora il limite è quello che soltanto possiamo avere contatto attraverso registratori e radio a scansione continua. Poiché le forze necessarie sono molto inferiori. Chi riesce a fotografare o filmare, sempre che non siano dei falsi, ha la fortuna che l’osservato è capace di ricreare una tale forza gravitazionale ed elettromagnetica  che consente all’osservatore di vedere oltre che sentire. E’ un problema di frequenze vibrazionali parlando spiccio. Tutto ha suono, udibile o meno da orecchio umano.

MRV

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